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Inizio Tappa LUBRIANO/CIVITA
Arrivo Tappa MONTEFIASCONE
 Lunghezza Tappa KM
19,5
Nazione del percorso Italy
Regione Lazio
Dislivello Salita
470
Dislivello Discesa
350
CAI (Diff. Escurs.) E
Percorribilità Foot

 

Da Civita Bagnoregio la tappa verso Montefiascone è corta e facile che permette di avere il tempo di visitare le città interessate. Di qui ci si immette sulla Via Francigena e insieme si va a Roma

 Si lascia Civita, si attraversa il ponte-passerella e si sale a Bagnoregio paese. Poi si prendono delle strade provinciali asfaltate e piuttosto trafficate. Si attraversa, con  molta attenzione, la SS71 Umbro-Casentinese; i ciclisti la seguiranno fino a Montefiascone.  I pedoni invece si inoltreranno su strada inghiaiate, sentieri ecc.., attraverso aziende agricole, fino ad incontrare la Via Francigena che proviene da Bolsena, nel bosco nei pressi della località Sant’Antonio. A Montefiascone sulla Cassia Nuova c’è la pietra miliare che indica 100°km da Roma. Si giunge poi a San Flaviano, la Chiesa del pellegrino, indicata anche dal Monaco Alberto. Poi il centro di  Montefiascone, con la sua Rocca dei Papi. Una stupenda visione sul lago di Bolsena; poi si scende e si imbocca definitivamente la Via Romea Francigena

Bagnoregio: Il toponimo deriva probabilmente da Balneum Regis, in riferimento alla presenza di acque termali dalle particolari proprietà terapeutiche. Conquistata dai Romani nel 265 a.C., a cui segue la distruzione della stessa Volsinii nel 264 a.C., vede accrescere la propria importanza per la deportazione degli abitanti della città dominante verso un nuovo centro abitato: Bolsena. Bagnoregio ha conosciuto la predicazione francescana già nel duecento, e ha dato all’Ordine quello che verrà poi riconosciuto come il suo secondo fondatore, e uno dei Dottori della Chiesa: San Bonaventura.

Civita di Bagnoregio: La Citta’ che Muore. Si arriva proprio all’inizio del ponte che unisce la città “alla terra ferma”, come dicono i cittadini di Bagnoregio. Provenendo dai calanchi e da Lubriano, gli antichi abitanti entravano attraverso il Bucaione, il tunnel d’accesso scavato direttamente nella roccia sedimentaria del monte. Situata in posizione isolata, oggi è usualmente raggiungibile solo attraverso il ponte pedonale in cemento armato costruito nel 1965. Dopo l’attraversata del ponte-passerella e la sua salita finale, si entra in città da Via Porta S.Maria. La visita alla città è emozionante per la struttura, ma ancor più per la mancanza di abitanti, sostituiti dalle centinaia di visitatori. La causa del suo isolamento è la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita al paesaggio unico dei calanchi; fenomeno che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione; per questo Civita è chiamata anche “la città che muore”.

Montefiascone: Collocata sul versante sud-orientale della catena dei Monti Volsini, è il Comune con maggiore altitudine, superando i 600 m s.l.m. nella zona del “Belvedere” e della dominante Rocca dei Papi. Di lì si ha una splendida visuale sul lago di Bolsena. Montefiascone conobbe migliori fortune nel periodo romano, grazie ad un efficiente sistema viario (ne è un esempio la via Cassia). La rocca di Montefiascone ha legato la sua genesi, il suo sviluppo e anche la sua decadenza, ai rapporti della cittadina con vari pontefici. Nel periodo che risale alle invasioni barbariche il paese si vide costretto a rafforzare le difese ambientali con opere murarie che impedissero a chicchessia di introdursi all’interno del centro abitato. Venne così eretta una grande e possente rocca con alte mura, all’interno delle quali si riversavano anche gli abitanti delle campagne. Presto essa divenne meta privilegiata di papi che, costretti a scappare dalla Roma assediata, la scelsero quale meta del loro esilio. Questa assidua presenza di personalità ecclesiastiche fece ben presto di Montefiascone una Sede Vescovile.

 Il vino Est-Est-Est: Intorno all’anno 1111, Enrico V di Germania si mise in viaggio verso Roma per ricevere da papa Pasquale II la corona di imperatore del Sacro Romano Impero. Con lui intraprese il viaggio il Vescovo Johannes Defuk, grande intenditore di vini. Il vescovo mandò in avanscoperta il suo fidato coppiere Martino che doveva precederli lungo il cammino per selezionare i vini migliori. Concordarono un segnale in codice, ogni volta che Martino trovava un buon vino, doveva segnalarlo scrivendo “Est”(c’è) vicino alla porta della locanda e nel caso il vino fosse stato molto buono, avrebbe dovuto scrivere due volte “Est”. Il coppiere, una volta giunto a Montefiascone e assaggiato il vino locale, lo reputò eccezionale, decise quindi di rafforzare il codice segnalandolo con Est! Est!! Est!!!: tre volte “c’è” rafforzato da sei punti esclamativi. Quando i viaggiatori giunsero a Montefiascone, concordarono con il giudizio di Martino ed il vescovo decise di prolungare il suo soggiorno per tre giorni, prima di proseguire verso Roma. Una volta giunta al termine la missione, Defuk fece ritorno a Montefiascone e lì rimase fino alla sua morte che si narra avvenne nel 1113 proprio a causa di una malattia dovuta dall’eccesso di bevute. In riconoscenza all’ospitalità ricevuta, il vescovo donò 24.000 scudi alla cittadinanza, a condizione che ad ogni ricorrenza della sua morte venisse versata una botticella di vino sul suo sepolcro. Il Vescovo fu sepolto nella chiesa di San Flaviano dove sulla lapide si può ancora leggere: “Est Est Est propter nimivum est hic Jo.Defuk dominvs mevs mortuvs est”, cioè: Qui giace morto il mio signore Johannes Defuk per il troppo Est Est Est”.

San Flaviano: La costruzione della chiesa di San Flaviano di Montefiascone è iniziata nell’XI secolo ed era inizialmente dedicata alla Vergine Maria. In seguito assunse la denominazione attuale in onore a San Flaviano martire che trascorse l’ultima parte della sua prigionia a Montefiascone prima del supplizio finale. La struttura architettonica dell’edificio è molto complessa ed è il risultato di numerosi rimaneggiamenti avvenuti nel corso della sua costruzione ed in epoche successive. All’interno si trovano all’inizio due campate gotiche sorrette da due pilastri a fascio. Segue una struttura a tre brevi navate il cui vano centrale è aperto sulla chiesa superiore. Le colonne sono ornate da belli e complessi capitelli in stile gotico con motivi floreali tra i quali spuntano in taluni anche piccoli draghi alati e figure umane. Le pareti delle campate gotiche sono ricoperte con cicli e affreschi del XIV secolo dedicati alla vita di Cristo e dei santi. Sulla parete di fondo, dietro l’altare è raffigurato san Flaviano a cavallo con il vessillo. In una cappella della navata sinistra si trova la lastra tombale del nobile prelato tedesco Defuk, che ha dato il nome al vino bianco locale Est Est Est.

Rocca dei Papi: Dalla sua Torre del Pellegrino è possibile spingere lo sguardo a 360 gradi e con il binocolo vedere Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo. Con Papa Clemente III (1187-1191) e con Innocenzo III (1198-1216) la Rocca assume una solida struttura difensiva e residenziale. Ha subito lavori di ampliamento e di fortificazione secondo l’architettura militare del tempo, a pianta trapezoidale con 4 torri angolari. Una quinta torre era adibita a scopo residenziale, funzione accresciuta dall’intero complesso durante la riconquista papale dell’Italia centrale da parte del Cardinale Egidio Albornoz, delegato nel 1353 con pieni poteri a preparare l’agognato rientro del Papato dall’esilio avignonese. In epoca rinascimentale, sono importanti gli interventi di Antonio da Sangallo il Vecchio, sempre in funzione residenziale, e di Antonio da Sangallo il Giovane, con la realizzazione del cortile interno. Successivamente abbandonata, la Rocca solo verso la fine del ‘900 è stata sottoposta a lavori di restauro, con l’apertura di un polo museale dedicato all’architetto Sangallo, il restauro della Torre del pellegrino e la sistemazione dei giardini interni. Oltre al museo e all’osservatorio posto sulla Torre del Pellegrino, oggi il complesso ospita un centro congressi comunale e la sede dell’enoteca provinciale.

Lago di Bolsena (anticamente in latino Lacus Volsinii):  è nella caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio nell’alta Tuscia. Ha forma ellittica, un’altitudine di 304 metri sul livello del mare e una superficie di 114,5 km² con profondità massima di 154 metri; vi emergono due isole, la Bisentina e la Martana, emerse come residui di crateri vulcanici del lago. E’ circondato in buona parte dalle dolci e boscose colline dei monti Volsini (o Vulsini). Il fiume Marta è l’unico emissario del lago mentre ha diversi piccoli immissari che scendono dalle colline intorno che vanno ad alimentare, in parte, le acque dolci del bacino lacustre.
Oltre alla caldera principale di Bolsena oggi occupata dalle acque del lago, sono ben visibili, specie dall’aereo o da scatti satellitari, le vicine caldere di Latera e Montefiascone; ben visibile sulle spiagge la sabbia nera. E’ presente il “carbonchio”, un termine locale usato per indicare la fuoriuscita di gas dal fondo del lago. Nei calanchi di Bagnoregio, sotto lo strato di depositi vulcanici, si trovano conchiglie fossili presenti negli strati dei fondali marini emersi. Con il tufo sono stati costruiti tutti i centri storici che si trovano nell’apparato vulcanico: Orvieto, Tuscania, Civita di Bagnoregio, Grotte di Castro, Sovana, Sorano, Pitigliano, Marta, Bolsena, Capodimonte, Valentano. Si tratta di un patrimonio culturale notevole e assai caratteristico, che si integra perfettamente con quello naturale. È un lago piuttosto pescoso con varie specie ittiche presenti (tra cui la tinca, luccio, carpa, coregone, persico, lattarino, granchio e gambero di fiume) dove per pescare viene utilizzato molto il bertovello (una specie di nassa) e dove viene praticato spesso (soprattutto di notte) il carpfishing (pesca sportiva delle carpe). Negli ultimi anni è stato inserito un percorso ciclabile intorno al lago di Bolsena . Il lago offre inoltre occasioni per fare canoa, per farsi un giro in barca a vela o per sostare con il proprio camper negli appositi campeggi della zona.

Miracolo di Bolsena: In un giorno imprecisato dell’anno 1263 giunse al santuario un sacerdote teutonico: Pietro di Praga. In quel momento molti mettevano in dubbio la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Sulla tomba di S.Cristina celebrò Messa. Al momento della consacrazione, mentre teneva l’ostia sopra il calice, pronunciate le parole rituali, questa apparve visibilmente arrossata di sangue che copiosamente stillava bagnando il corporale. Si recò nella vicina Orvieto dove temporaneamente soggiornava con la sua corte papa Urbano IV. Il sommo pontefice inviò subito a Bolsena, Giacomo vescovo di Orvieto, accompagnato, secondo la leggenda, dai teologi Tommaso d’Aquino e Bonaventura da Bagnoregio, per verificare il fatto e portare fino a lui le reliquie. Urbano IV ricevette l’ostia e i lini intrisi di sangue e li portò nella cattedrale orvietana di Santa Maria. Urbano IV dichiarò la soprannaturalità dell’evento e per ricordarlo estese a tutta la Chiesa la solennità chiamata Corpus Domini. Le reliquie sono: l’ostia, il corporale e i purificatoi oggi custoditi nella Cappella del Corporale nella cattedrale di Orvieto. Sono conservati in un gioiello di oreficeria senese: il reliquiario di Ugolino da Vieri. Da diversi anni, da parte  del Comune di Orvieto, dalla Diocesi di Orvieto-Todi, dall’Arcidiocesi di Praga, con la Caritas Praga, Sportify s.r.o., con il comitato Staffetta Praga-Bolsena-Orvieto e l’associazione sportiva Libertas Orvieto, è stata istituita una staffetta che da Praga arriva nella città di Orvieto alla vigilia del Corpus Domini per partecipare alla Santa Messa in Duomo ed alla solenne processione.

 vedi Guida Ufficiale della Via Romea Germanica (www.guidaromea.eu)

 

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Da aeroporto (ROMA CIAMPINO, ROMA FIUMICINO) a Stazione FS Roma/Termini TRENO – Stazione FS Termini – Stazione FS Viterbo BUS/TRENI LOCALI – linea bus (www.cotralspa.it/CalcolaPercorso.aspx) da Stazione FS Viterbo a Lubriano

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Montefiascone